City Top 50: No. 29


CARLOS TEVEZ

(2009-13)

(148 presenze, 73 reti)

Riprendiamo la carrellata dei migliori 50 giocatori della storia del City, tratta dal Manchester Evening News. Ci eravamo lasciati con qualche perplessità per l'assegnazione del 30° posto ad un Mito come Shaun Goater. Beh, lasciatemi dire che anche il 29° posto ad un mostro come Carlitos è semplicemente ridicolo. Giocatore dall'immensa personalità, goleador di razza (una media goal pazzesca), Carlitos è stato il leader della squadra di Roberto Mancini. Meravigliosi i cartelloni in giro per la città con i quali il City diede il benvenuto all'asso argentino.



Certo, non si può dimenticare lo smacco di Monaco di Baviera e la rottura con il manager. E' stato croce e delizia. Più delizia, direi. Molta di più. Idolo.



City Square: The Citizens versus The Stretfords


Domenica a Manchester il City riceve i cugini di campagna dello Yoonited e questa volta non voglio parlare delle probabili formazioni, delle solite dichiarazioni rilasciate prima di questo genere di partite né di altro. 24 anni fa, proprio in questo weekend e precisamente il 23 settembre, il City vinse uno dei derby più belli e significativi della propria storia, umiliando la squadretta della periferia con un indimenticabile 5-1. Parliamo di questo, oggi. Ricordo a tutti che è possibile postare qui i propri pronostici per la Prediction League. Abbraccio tutti i fratelli di fede, Setteblu.

Il City si presentò neo-promosso nella stagione 1989/90 e pure con una certa consapevolezza delle proprie potenzialità. Il manager Mel Machin aveva speso 2 milioni in estate per portare a Maine Road Clive Allen (dal Bordeaux), Ian Bishop (dal Bournemouth) e Gary Fleming dal Forest. Nelle prime quattro partite però i ragazzi riuscirono ad ottenere un solo misero punticino (in casa contro gli Spurs, 1-1) e non bastò certo la vittoria di misura sul QPR (1-0) per sollevare l'animo dei supporters, soprattutto alla luce del fatto che i citizen persero nella successiva trasferta a Wimbledon e nel primo turno della League Cup addirittura a Brentford. Insomma, un disastro. 

E' con questo bel clima di fiducia che il 23 settembre 1989 il City si apprestava ad ospitare (si fa per dire, ospitare presuppone il piacere di farlo) lo United, manco a dirlo big spending anche allora, proprio loro...quelli che ci fanno la morale oggi. Il derby numero 111 di campionato non era esattamente la prima partita che ci venisse in mente per riprenderci, data la disparità delle forze in campo. I cugini di campagna erano freschi di cambio di proprietà, con il neo padrone Michael Knighton a raccattare pubblicità ed occasioni di notorietà ad ogni piè sospinto. Questo Knighton era visto dalle maleodoranti tribune di Old Trafford come il salvatore della patria visto che i simpatizzanti rags non festeggiavano allora un titolo da ben 22 anni....ah! che bei tempi!

Matchday Programme, 23.9.1989

Il match cominciò in modo del tutto inaspettato. Ricorda Andy Hinchcliffe: "Tutti i nostri tifosi capirono l'importanza di questa partita. Molti di noi erano tifosi sin da bambini e tutti ci impegnammo a preparare come si deve una partita del genere. Eravamo nervosi ma non avevamo certo il bisogno che qualcuno ci ricordasse quale fosse il nostro obiettivo. I primi dieci minuti furono molto difficili". Proprio nelle fasi iniziali del match, alcuni simpatizzanti dello United (non ce la faccio proprio a chiamarli tifosi...) cercarono di creare problemi nel North Stand e la polizia cercò, con l'aiuto degli steward, di riportare la calma e la civiltà in quella zona dello stadio, con l'arbitro costretto a sospendere la gara. Con un senso di incredulità mista a disgusto, i tifosi del City scoprirono in un amen che molti di quegli imbecilli sarebbero stati portati non fuori da Maine Rd ma a sedersi comodamente nel vecchio Platt Lane, quasi a ricevere un premio per il loro comportamento. Le cose sono cambiate molto da allora, negli stadi britannici.

In questa atmosfera appena rasserenata, la partita ricominciò ed Hinchcliffe è convinto che la pausa di alcuni minuti ci giovò: "Ci aiutò davvero perchè tornammo in campo determinatissimi. Cominciammo a pressarli senza pietà, spinti dalla foga e dalla voglia di regalare ai nostri magnifici tifosi una giornata da ricordare...si può dire che cominciammo a bombardarli".

Il bombardamento cominciò subito. David White sulla fascia destra attirò il lentissimo Mike Duxbury e crossò: quale magnifica visione fu quella dell'orrendo Gary Pallister mancare la palla goffamente servendo un cioccolatino a David Oldfield.....il biondo riuscì a girarsi spedendo la palla nell'unico posto in cui deve stare: nella porta dei mastrociliegi. 1-0 al minuto 11. I blues sugli spalti si abbracciarono increduli. Avrebbero firmato per un risultato così ma non avevano ancora visto niente.

Comincia la festa: 1-0

Appena un minuto dopo il sigillo di Oldfield, un'azione tambureggiante degli indemoniati blues portò Paul Lake ad approfittare, insieme a Trevor Morley di un'indecisione della difesa rag ed in particolare di Viv Anderson, il famoso terzino destro che passò agli annali come il primo giocatore di colore a vestire la maglia dei tre leoni. I nostri due ragazzi crearono scompiglio nel cuore della difesa avversaria, Anderson non seppe trovare il modo di fermarli, Morley tirò e nonostante una ribattuta di Jim Leighton, il prode Trevor colpì una seconda volta aumentando il nostro vantaggio. 2-0.

Trevor Morley è quello con la maglia bella

Lo United provò a riorganizzarsi ma venne letteralmente spazzato via dai nostri assalti, guidati in particolare da Ian Bishop (eroe post moderno nella finale contro il Gillingham dieci anni dopo), Paul Lake e David White, semplicemente inarrestabile quel giorno. Il nostro centrocampo recuperava palloni con ritmi altissimi. Al minuto 36, Ian Bishop mise a segno il terzo sigillo di una giornata indimenticabile. 

Arcangelo in volo

Stu-pen-do!

Belli di mamma!

Eccolo, Bish: "I primi due goal ci diedero la forza per continuare a pressare e a giocare. Sapevamo che non erano sufficienti per ritenersi al sicuro. Dovevamo fare il terzo. Ricordo di averlo cercato personalmente, quel goal. Ricordo di aver passato Paul Ince e mi diede l'impressione di essersi arreso, come se si sentisse perso. Steve Redmond lanciò questa palla lunga per David Oldfield e subito colsi la mia occasione. Scattai per incontrare il cross di David. Mi lanciai sulla palla ma non la vidi entrare. Fu l'incredibile boato a suggerirmi di aver fatto goal. Che boato, ragazzi".

Misteriosamente il punteggio restò 3-0 fino alla fine del primo tempo. I giocatori in maglia rossa andarono negli spogliatoi allibiti e disperati, in particolare Jim Leighton. Un altro omino non propriamente felice fu Mark Hughes...sì, proprio lui, l'agente rosso in missione da manager venuto per distruggerci da dentro qualche anno dopo. Già allora non brillava per la sua intelligenza e la sua faccia al fischio dell'arbitro trasudava tutta l'incredulità di un borioso convinto di venire a casa nostra a fare i propri comodi. Durante l'intervallo i blues sugli spalti cercarono di mantenere un contegno, sapendo che il destino bastardo è sempre pronto a darci una delusione, anche nelle occasioni meno adatte. Ma davvero il povero City stava sdraiando il costosissimo squadrone di Ferguson?

All'inizio della ripresa, i mastrociliegi tornarono in campo decisi a combattere e a vendere cara la pelle. Proprio Hughes riuscì a convertire in rete una specie di sforbiciata - bellissima, a dir il vero - riducendo lo svantaggio della sua banda di disperati, con molto tempo ancora per compiere l'ennesima beffa ai danni del City. I più pessimisti tra i supporters in blue - cioè i più realisti - cominciarono a sentire puzza di bruciato perchè generalmente il City è pronto in queste occasioni a capitolare sotto i colpi del destino avverso ma quel giorno i giocatori di Machin semplicemente si rifiutarono di cedere, di abdicare, di arrendersi all'inevitabile. Anzi, tornarono in controllo della partita.

Al minuto 58, il City attaccò la fascia debole degli avversari - quella destra: Anderson non riuscì nuovamente a fermare Paul Lake, il nostro enfant prodige dopo un tentativo respinto dal portiere servì un assist d'oro a David Oldfield che colpì a rete sotto il naso dei civili simpatizzanti sistemati nel Platt Lane dopo le loro scorribande del primo tempo. 4-1

E QUATTRO!

I tifosi sugli spalti cominciarono a urlare "easy, easy" e continuarono per tutto il resto della gara. L'azione del quinto goal fu addirittura stupenda: dopo una bella triangolazione in mezzo al campo, Ian Bishop passò la metà campo pescando con un passaggio sublime David White; in corsa la nostra ala destra sfoderò un cross forte e teso per l'accorrente Andy Hinchcliffe che a valanga impattò di testa battendo ancora il malcapitato Jim Leighton. Roba da stropicciarsi gli occhietti! 

FIVE-ONE
Brightwell, Hinchcliffe, Lake, Bishop

Eccolo, Andy Hinchcliffe: "Sono felice di aver rivisto le immagini in tv perchè non ho ricordi così nitidi della gara. Stento ancora a credere al mio goal. Mi rendo conto riguardando le immagini di che partita meravigliosa giocammo. Sulla mia rete, posso dire solo che fu puro istinto. Non ricordo di aver colpito la palla, ricordo solo le sensazioni di gioia infinita del minuto dopo. Un'esperienza eccitante".

I giocatori festeggiarono agitando le cinque dita ai simpatizzanti dello United, una sorta di manita ante litteram. Ancora Andy: 

"So che per i nostri tifosi e per noi tutti sono stati momenti indimenticabili. Non avevamo pianificato di andare a sfotterli sotto la loro tribuna ma sono felice di averlo fatto e credo che mi abbia aiutato nel mio rapporto con i tifosi. Sono sempre stato blue e quello è stato un modo per ricordare ai fans quanto tenga alla nostra maglia. il 5-1 è un risultato meraviglioso perchè prova che lo United tentò di rientrare in partita".

Alcuni simpatizzanti rags lasciarono Maine Road già alla fine del primo tempo, probabilmente pensando di guadagnare tempo prezioso nella lunga strada da percorrere da Manchester a casa loro. Quelli che restarono a gustarsi l'umiliazione della propria squadra pensarono bene di lanciarsi in cori destinati a fare storia: "Fergie Out". Prima della partita alcuni lungimiranti mastrociliegi avevano risposto ad un sondaggio di un giornale locale spiegando che quel derby sarebbe coinciso "con la più grande vittoria dello United di sempre"; invece, ironia della sorte, fu una delle più sonanti vittorie blue della storia dei derby. Almeno in casa.....perchè qualche annetto dopo, nel Teatrino dei Debiti............



City Top 50: No. 30



di setteblu

SHAUN GOATER

(1998-2003)

(189 presenze, 103 goal)

Cari amici del Manchester Evening News, questa non l'accetto. Il mio giocatore preferito di sempre, autore di una media goal spaventosa, una leggenda, un mito, un bomber di razza, un meraviglioso uomo e personaggio come The Goat solo trentesimo nella classifica dei grandi di sempre. Sono certo che molti tifosi non siano d'accordo. Mi vergogno di non avergli dedicato un City Retro degno di questo nome......mi rifarò presto, Shaun! Lode a te nei secoli dei secoli.




City Top 50: No. 31

di setteblu


ROY PAUL

(1950-57)

(294 presenze, 8 goal)

Roy Paul, capitano coraggioso, condusse il City nella sfortunata finale di Wembley contro il Newcastle (FA Cup). Al termine della partita, dopo aver ritirata la loser's medal, promise ai suoi compagni ed ai tifosi che avrebbe fatto di tutto per riportare la squadra a Wembley l'anno successivo a prendersi la rivincita (e la coppa). Nel 1956 il City vinse la finale contro il Birmingham (3-1) e lui alzò il trofeo. Il giocatore gallese si guadagnò anche una trentina di presenze in nazionale. Un vero capitano.




City Top 50: No. 32

di setteblu


KEN BARNES

(1952-61)

(282 presenze, 19 goal)

Solido difensore nell'era degli anni 50, passata alla storia per la doppia finale di Wembley e per il Revie Plan. Il difensore nato a Birmingham venne una volta descritto da Denis Law come "il migliore wing half della storia del calcio inglese a non aver mai giocato in nazionale".




City Top 50: No. 33




di setteblu

PAUL POWER

(1975-86)

(444 presenze, 36 goal)

Power di nome e di fatto. Nei suoi 11 anni al club è stato uno dei giocatori più importanti ed influenti nello spogliatoio. Nato a Manchester, è stato capitano per i blues in tre finali a Wembley purtroppo senza mai ricevere la medaglia d'oro al termine dei 39 gradini dello Stadio Imperiale. Ha comunque ottenuto una promozione nel 1985.

City Top 50: No. 34


di setteblu

BILLY MEREDITH

(1894-1906, 1921-24)

(393 presenze, 151 goal)

Una delle prime superstar del football britannico, autore dell'unico goal con cui il City vinse la prima FA Cup nel 1904. Accidentalmente giocò anche con lo United e forse è per questo che non figura nei primi 20 nonostante il suo talento...


City Top 50: No. 35


di setteblu

DAVE EWING

(1952-62)

(303 presenze, 1 goal)

Difensore di talento, anch'egli scozzese, fu parte vitale della squadra che vinse l'FA Cup nella finale di Wembley nel 1956 - quella di Bert Trautmann per intenderci. Con il capitano Roy Paul formò una grande cerniera centrale in difesa. Nonostante un non invidiabile record personale di ben 10 autoreti, fu protagonista di una serie infinita di salvataggi in extremis nelle rare volte in cui gli attaccanti riuscivano a superare il grande tedesco...
 
 

City Top 50: No. 36


di setteblu

TOMMY BROWELL

(1913-26)

(247 presenze, 137 goal)

Insieme ad Horace Barnes, ha formato una delle coppie goal più forti della storia del City, segnando 137 reti in blue. Non fosse stato per la Prima Guerra Mondiale chissà quanti goal avrebbe fatto e quanti trofei avrebbe vinto con la nostra maglia....






City Top 50: No. 37


di setteblu

ASA HARTFORD

(1974-79; 1891-84)

(321 presenze, 36 goal)

La sua carriera al City sarebbe stata più lunga se avesse passato le visite mediche nel 1971; gli fu diagnosticato un problema cardiaco e lui andò al Leeds United (evidentemente la diagnosi non fu delle più felici....). Al City arrivò finalmente nel 1974 e si rivelò un centrocampista di grande forza ed eleganza, guadagnandosi la maglia della nazionale scozzese e portando il City alla vittoria in League Cup nel 1976.

City Top 50: No. 38

 
di setteblu

BOBBY MARSHALL

(1928-38)

(356 presenze, 80 goal)

Giocatore dalla grande versatilità, cominciò la carriera da punta centrale e la concluse da difensore centrale. Fu un giocatore fondamentale nella vittoria del primo titolo nel 1937 ed importantissimo nelle campagne che portano a due finali di FA Cup negli anni 30.
 

City Top 50: No. 39

 
di setteblu

WILLIE DONACHIE

(1970-80)

(436 presenze, 2 goal)

Willie Donachie riuscì nell'impresa di sostituire Glyn Pardoe e fu titolare nella squadra che in quegli anni raggiunse due volte la finale di League Cup. Il difensore nato a Glasgow ha giocato 350 volte con la maglia del City, guadagnandosi un posto nella selezione nazionale scozzese al Mundial argentino del 1978. I miei ricordi di Willie sono legati al suo pregevole lavoro come allenatore in seconda ai tempi di Joe Royle: il taciturno scozzese è stato un punto di riferimento per lo spogliatoio portando la sua esperienza a servizio della squadra. Onore a te, caro Willie D.


City Top 50: No. 40

 
di setteblu

DAVE WATSON

(1975-79)

(188 presenze, 6 goal)

Dave Watson è stato un roccioso difensore centrale, ha giocato ben 65 volte con la nazionale inglese ed è diventato uno dei giocatori preferiti dei tifosi nel quinquennio in maglia blue. Ha alzato la League Cup prima di essere venduto, tre anni dopo, al Werder Brema.




City Top 50: No. 41

 
di setteblu

PETER BARNES

(1974-79, 1986/87)

(161 presenze, 22 goal)

Forse non uno dei giocatori più importanti ad aver indossato la maglia di entrambe le squadre di Manchester, Peter Barnes è comunque stato un giocatore importante, un'ala creativa dal buon talento.
Figlio di una leggenda blue come Ken Barnes, ha vinto il Premio di Young Player of the Year dopo aver segnato nella finale di League Cup nel 1976, giocando anche 22 volte per la nazionale inglese.
  

City Top 50: No. 42


di setteblu

ALEC HERD

(1933-48)

(291 presenze, 125 goal)

Giocatore scozzese, fondamentale nel City vittorioso degli anni 30 sia in campionato - primo titolo della storia - che in FA Cup. Herd segnò più di 100 reti nella sua carriera al City, accorciata a causa della Seconda Guerra mondiale.

City Top 50: No. 43


di setteblu

BOBBY JOHNSTONE

(1955-59)

(139 presenze, 51 goal)

Johnstone faceva parte dei Famosi Cinque dell'Hibernian quando il City lo prese e fu il primo giocatore della storia a segnare in due finali di FA Cup consecutive nel 1955 e 1956. L'interno destro giocò 17 volte per la Scozia, segnando con una media di circa 1 goal ogni tre partite con la maglia del City negli anni 50.

City Top 50: No. 44



di setteblu

RODNEY MARSH

(1972-75)

(152 presenze, 47 goal)

Rodney Marsh venne acquistato da Malcolm Allison nel 1972 per l'allora cifra record di £200.000. Il City era in testa al campionato con 4 punti di vantaggio e quando la squadra perse il primo posto della First Division Marsh si prese tutte le colpe. In realtà era destinato a diventare un idolo del pubblico, accendendo la fantasia dei supporter grazie a 19 reti nella stagione 1972/73, guidando la squadra alla finale di League Cup nel 1974.
   

City Top 50: No. 45


di setteblu

DON REVIE

(1951-56)

178 presenze, 41 goal

Ricordato come l'uomo che fece grande il Leeds United, Revie fu una sorpresa per il City, vincendo il premio come Giocatore dell'Anno nel 1955 assegnato dai giornalisti britannici. Con Les McDowell alla guida, il City adottò lo schema poi ridenominato "The Revie Plan", con Don perno centrale dell'attacco e una serie di altri giocatori offensivi a girargli intorno, una sorta di centravanti boa come nella grande Ungheria degli anni 50.

City Top 50: No. 46


di setteblu

GARETH BARRY

(2009-)

122 presenze, 6 reti

Giocatore fondamentale nel percorso di crescita del club, nonostante i suoi limiti. Non affascinante come molti altri giocatori inclusi nella lista dei Top 50, non possiamo sminuire il ruolo e l'importanza di Barry nel cuore del centrocampo. Tutti gli allenatori lo hanno schierato titolare e gioca in nazionale da tempo e ciò sottolinea il suo valore. Probabilmente partirà e noi lo ringrazieremo come uno dei Campioni del 2012, quindi un Indimenticabile.
 
 

City Top 50: No. 47


di setteblu

UWE ROSLER

(1994-1998)

176 presenze, 64 goal

Dopo Bert Trautmann, il secondo tedesco più amato nella nostra storia, è stato il capocannoniere della squadra per tre stagioni consecutive. Ha vinto il premio di "Giocatore dell'Anno" ed è rimasto anche dopo la retrocessione del 1996. Me lo ricordo come un giocatore molto efficace negli ultimi 16 metri, non certamente un campionissimo ma senz'altro un ottimo attaccante. I tifosi lo hanno voluto inserire nella Hall of Fame.