
Alla luce degli ultimi eventi, a proposito della nostra identità ho letto dal forum mancityfans.net questo topic e mi interessa postarlo qui e commentarlo:
Speriamo di non perderla. Speriamo di rimanere un club familiare, con prezzi giusti, una solida base di tifosi affezionati, nessun turista dalla Cina e dal Brasile. Spero anche che Hughes non prenda giocatori per il gusto di farlo. Certo, potremmo prendere Messi, Gerrard, Fabregas etc. ma non voglio diventare una multinazionale piena di stranieri come il Chelsea. O come i fottuti Harlem Globe Trotters. Voglio giocatori per i quali il City rappresenti qualcosa. Mi piacerebbe ancora prendere il meglio dei giocatori giovani britannici e dare loro l’opportunità di crescere. Al momento abbiamo un grande equilibrio: metà stranieri, metà britannici. Non voglio che acquistiamo giocatori di cui non abbiamo bisogno. Già giocatori come Benjani, Vassell, forse Bojinov, Onuoha sono virtualmente partiti (da gennaio almeno): non sarebbe una tragedia ma sento che stiamo perdendo qualcosa. Il nucleo giovane britannico della squadra deve restare: Hart, Richards, Johnson, Ireland (in realtà è irlandese ndr), SWP, Sturridge, Evans sono fondamentali per noi. Speriamo di continuare così. Chris
Leggendo in questi giorni praticamente qualsiasi riga venga scritta nel mondo sul nostro City, mi sono imbattuto anche e soprattutto nei forum di tifosi. L’opinione di noi tifosi mi interessa infinitamente di più di quella di giornalisti spesso invidiosi ed acidi (sull’argomento torneremo….). Questo messaggio rappresenta una parte di supporter un po’ storditi dall’arrivo degli sceicchi e che temono una perdita di identità del club, quasi una perdita di senso mi verrebbe da dire. Facciamo due considerazioni?
Il calcio “vecchia maniera”, il vecchio football non esiste più da tempo. Morto e sepolto. Il calcio con presidenti locali, con le maglie di lana numerate dall’1 all’11, con calciatori bandiera, con i tifosi allo stadio e solo allo stadio, il calcio senza TV, senza internet, senza you tube, senza niente, con le pubblicità degli artigiani sui pannelli dello stadio, tanto criticate da Garry Cook, non c’è più. Tutti d’accordo vero? Al di là dei gusti, è così per tutti se è vero che anche il tanto decantato Athletic Bilbao, ultimo baluardo di un calcio d’altri tempi, ha ceduto mettendo per due miseri milioni di euro annui lo sponsor sulla maglia! Ovviamente io preferivo il calcio anni 70/80 come molti di noi ma non è questo il punto. Le cose sono cambiate.
Che vogliamo fare? Abbiamo due possibilità: non seguire più il calcio oppure continuare a farlo. Non seguire più il City oppure continuare a farlo. Inutile dire quale sia la scelta di chi scrive ma anche di chi legge queste righe. Allora parliamone di questa sacra identità! Per me la nostra identità è rappresentata dal nostro fortissimo radicamento nella città di Manchester, dal nostro orgoglio di rappresentarla in giro per il mondo, dal nostro pubblico – fedele, testardo, cocciuto, inimitabile – dalla conoscenza delle nostre origini, dalla conoscenza della nostra storia, da Maine Road, da Blue Moon, dalla Moss Side, dai nostri idoli e dunque da Billy Meredith e Shaun Goater, da Roy Paul e Colin Bell, da Paul Dickov e Bert Trautmann, da Mike Doyle e Niall Quinn, da Joe Mercer e Malcolm Allison e quanti potrei ancora nominarne! Noi siamo Manchester, che piaccia o meno ai giornalisti di Sky. Lo United è un club pieno di trofei in bacheca ma davvero in città l’amore è pressoché a senso unico. Questo è. Potrà piacere o meno, potrà interessare o meno ma è così. Dice: ma ora i nuovi proprietari vogliono portare solo stranieri e pensare solo alla pubblicità ed al guadagno. Ma perché…i vecchi patron dell’era più recente come Francis Lee, David Bernstein e John Wardle erano così diversi, al di là dei risultati più o meno convincenti? Volevano forse rimetterci denaro per il gusto di farlo? Certo, portavano meno stranieri perché il calcio era diverso ma comunque sempre di più sono arrivati strangers, o no? Che differenza c’è tra acquistare Mikhail Kavelashvili o portare a casa Robinho? Tra prendere Kakhaber Tskhadadze o Martin Petrov? La differenza è che i primi sono dei mediocri mentre i secondi sono fenomenali! Ecco la differenza. Poi forse questi presidenti amavano il club più del Dr. Sulaiman Al-Fahim ma ahimé ciò non ha prodotto molto di buono. Dice: sì, ma ora arrivano i giapponesi allo stadio con le macchine fotografiche. E cinque anni fa non era così? Ora che la Premier League è un global brand è inevitabile. Dice: Sì, ma così si distrugge la Academy. Non sono d’accordo affatto: se un giocatore è bravo come Richards sarà titolare anche con gli sceicchi altrimenti lo presteremo in giro in attesa che diventi bravo ed alzi il livello qualitativo della nostra squadra! Sceglieremo i giocatori più funzionali al progetto che è quello – finalmente – di vincere.
Temo che il vero problema sia un altro: forse ci sono generazioni di citizens che considerano la sofferenza e la sconfitta come parti integranti della nostra identità? Ho paura che sia davvero così ed io mi ribello completamente! Abbiamo avuto problemi di tutti i generi negli ultimi fottuti 30 anni ma non è detto che dobbiamo prenderla in quel posto a vita, guardando gli altri gioire! Io voglio che il City vinca, altrimenti cosa tifo a fare?!?!?!? Ci siamo sempre stati e sempre ci saremo, indipendentemente dai risultati. Ma se vinciamo è meglio! Dopo anni di tragicomiche stagioni! Basta! Ora cambiamo la storia!!! Ce lo meritiamo!!! Tanto se poi dovesse capitare di fallire, non c’è problema: ci faremo inserire nella Blue Square Football Conference ed andremo a spulciare le cartine geografiche per sapere dove diavolo stia il Plainmoor, stadio del Torquay United, dove perderemo la prima di campionato senza dare un tiro in porta…..CITY TIL I DIE!