A lezione di umiltà



di Kuspide

Non è semplice scrivere questo post. La partita è finita da nemmeno tre ore e il sentimento che prevale è l'imbarazzo. A caldo è facile correre il rischio di lasciarsi andare a commenti duri e conclusioni senza appello. D'altra parte quanto visto oggi è difficilmente difendibile anche per un tifoso "conservativo" come me.

Eviterò di riportare i rumors emersi nei giorni scorsi a proposito del cambio di allenatore e dei presunti contatti tra la dirigenza e Manuel Pellegrini. Come d'abitudine su questo blog aspettiamo l'ufficialità delle notizie per commentarle. E d'altra parte sarebbe fin troppo semplice invocare immediatamente l'esonero di Mancini.

Detto questo, e fatta sempre salva la riconoscenza per un gruppo e una guida tecnica che ci hanno regalato le gioie più grandi della nostra vita di tifosi, non possiamo non constatare che quello di oggi è il degno epilogo di una stagione vergognosa: le figuracce in Europa, il distacco a due cifre dai cugini in Premier e la sconfitta di oggi contro una squadra che settimana prossima rischia di scendere di filato in Championship sono le immagini simbolo di una Caporetto totale e ingiustificabile.

Il calcio mi ha insegnato che ogni partita è una storia a sè, e che i numeri e le statistiche spesso traggono in inganno, ma servono per essere obiettivi ed analizzare lucidamente la sconfitta: i nostri avversari di oggi sono terzultimi in campionato, hanno perso 19 delle 36 partite di Premier disputate quest'anno, hanno la peggior difesa con 67 gol subiti, non vincono contro il City dal settembre 2009. Negli ultimi sette scontri diretti tra noi e loro hanno collezionato sette sconfitte e segnato zero gol. Da parte sua il City, prima di oggi, segnava almeno un gol in una partita di FA Cup da 18 turni consecutivi.

Le statistiche traggono in inganno, è vero, e chi ha avuto il fegato di scommettere sul Wigan prima del match deve saperlo bene. Ma almeno chiariscono bene un concetto: il problema è nella testa, nelle motivazioni. Non puoi avere un approccio alla partita come quello di oggi. E' mancata la fame, la grinta, la determinazione. Siamo scesi in campo molli, impalpabili, e i Latics ci hanno messo otto minuti a capire che il risultato era tutt'altro che scontato. Qualche bella triangolazione, un paio di occasioni clamorose, per la verità abbastanza casuali, è tutto ciò che siamo risusciti a combinare nei primi 45 minuti contro una squadra che ha attaccato veloce, ha pressato molto alta, ha difeso incredibilmente bene con le due linee di centrocampo e attacco schierate a cinque metri l'una dall'altra. Nel secondo tempo abbiamo fatto ancora peggio: pascolo per il campo in attesa dell'inevitabile.

Inutile recriminare sulla formazione o sui cambi, probabilmente non sarebbe cambiato nulla nemmeno giocando in tredici. Forse è un dettaglio, ma vedere il mio allenatore cambiare le carte in tavola dopo aver promesso al secondo portiere che giocherà le partite di Coppa mi deluderebbe molto, sul piano della correttezza a sul piano della fiducia nel team.

Mi fermo qui con le analisi. Il resto è ammonizioni, espulsioni, gol segnati al novantesimo e sipario sulla tragedia. Il finale Blue è servito. Non resta che fare i complimenti ad una squadra che oggi ha scritto la storia e lo ha fatto meritatamente. Oggi allo stadio di Wembley 23000 sostenitori, partiti da una piccola cittadina a metà strada tra Liverpool e Manchester, hanno visto la propria squadra lottare contro le statistiche, sovvertire i pronostici ed infliggere una grande lezione ai ricchi avversari.

Speriamo di aver preso appunti.



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